Emilia Romagna

Bologna

Tra le “Grandi Regioni” della produzione vitivinicola nazionale, l’Emilia Romagna vanta, secondo alcuni prudenti studi della facoltà di Agraria di Milano, la Vitis Labrusca, quale, ripetiamo forse, vite primigenia e completamente autoctona tra le viti del Belpase, della quale già Plinio nella sua Naturalis Historia descriveva con ampiezza di particolari. La produzione della Regione è notevole e altamente qualitativa sia di vini rossi, il Lambrusco su tutti, qui declinato sia amabile che secco, sia frizzante che fermo, sia di bianchi. Volendo ricordare alcuni tra i vini di pregio dobbiamo nominare: il Lambrusco di Sorbara, quello Grasparossa di Castelvetro, il Modena, quello di Mantova, il Sangiovese, la Barbera, il Gutturnio, la Cagnina, introdotta dalla Dalmazia e nota in Friuli come Refosco, per citarne alcuni dei tanti. Tra i bianchi spicca l’Albana, forse il vino bianco più noto della Regione insieme al Trebbiano, l’Albana fu tra l’altro il primo vino bianco ad ottenere la DOCG, abbiamo poi: il Pagadebit, che nel Lazio si chiama Bombino e il Sauvignon. Alla fine del 1800 l’arrivo della fillossera segnerà un arresto della viticoltura, anche se nel Delta del Po, nei pressi dell’odierno territorio della DOC Bosco Eliceo, i vigneti di uva Fortana, una bacca nera nota anche come Uva d’Oro, furono risparmiati da questo parassita e, ancora oggi, molte viti sono innestate su piede franco e non su varietà di origine americana.