Australia

Sidney

L’Australia, nell’immaginario collettivo, è il paese dei canguri, degli aborigeni e, per alcuni, del luogo di residenza di parenti lontani. Solo da qualche tempo, abbastanza vicino relativamente, l’Australia è un Paese produttore di ottimi vini, e di ottimi enologi. Nascono infatti in Australia, quella particolare categoria di professionisti che il mondo intero ha conosciuto come: “flying winemakers”, che oltre a determinare una sorta di rinascita dell’enologia locale, girando il mondo per portare la loro “impronta australiana” ai vini che curavano, dettero vita a bottiglie come l’Opus One, attualmente considerato il vino numero 1 al mondo, non solo per il costo, fino ad oltre i 2500 euro per bottiglia. La storia enologica australiana differisce un pochino dalle storie enologiche dei Paesi del cosiddetto Nuovo Mondo, infatti in Australia il vino non arriva dall’Europa ma dal Brasile, dove la vite ha attecchito solo nel Sud, più freddo del Nord vicino all’Equatore, questo sempre perché Brasile e Messico restano gli unici due paesi al mondo dove si riesce a coltivare sia la vite che il caffè, stante la loro grandezza fisico-geografica, e dal Capo di Buona Speranza, cioè dalla nota Cape Town in Sud Africa. Gli inizi non furono proprio perfetti, i terreni pur essendo ottimi per la coltivazione in generale non rendevano in qualità di uva da vino. I coloni dell’epoca non si scoraggiarono e continuarono a testare i terreni, giungendo a Parramatta, a Nord di Sidney, dove iniziarono a trovare soddisfazione. Le barbatelle erano, e sono tuttora totalmente europee, non si hanno notizie di viti autoctone del territorio, la continua importazione di barbatelle dall’Europa, in particolare dalla Francia, comportò, anche in Australia, la venuta della fillossera, che nella Regione di Victoria, distrusse completamente le coltivazioni, ciò comportò un totale cambio di lavorazione dei vigneti da parte dei produttori locali, talmente radicali da portare la Regione Victoria ad essere al momento attuale il maggior produttore nazionale. Nel mondo l’Australia è l’ottavo produttore per quantità, ma è un Paese dove si consuma meno di quanto si produce ed ovviamente il grosso della produzione è destinata all’esportazione, in particolar modo negli Stati Uniti, dove è ampia quanto quella di Italia e Francia. Il rilancio dell’enologia Australiana ha avuto inizio verso la metà del 1950, un processo che ha portato a cambiamenti radicali e che ha riportato l’attenzione dei produttori alla produzione di vini secchi piuttosto che a quelli fortificati; un processo che ha reso l’enologia Australiana quello che è oggi. L’investimento massiccio che si operò in favore delle tecnologie più avanzate, gli innumerevoli esperimenti che si condussero a favore del miglioramento delle tecnologie enologiche, hanno permesso agli enologi Australiani e alla scuola enologica dell’Australia di arrivare ad occupare un posto di rilievo nello scenario enologico di tutto il mondo. Un risultato eclatante che è stato conseguito in un periodo piuttosto breve: circa 30 anni. Un passaggio drastico che ha fatto completamente dimenticare la mediocre produzione precedente agli anni ’50 dello scorso secolo, un passaggio che ha condotto l’Australia e i vini Australiani fra le posizioni di primaria importanza di tutto il mondo enologico.